Il packaging personalizzato ecosostenibile – in sintesi, poco incisivo nei confronti dell’ambiente lungo l’intero ciclo di vita – può essere una risorsa fondamentale per le aziende che vogliono mettere l’accento su determinati valori. Come, ad esempio, il rispetto per la natura, l’attenzione nei confronti degli altri, l’idea di voler cambiare in meglio il mondo in cui viviamo. Infatti, scegliere una confezione per i propri prodotti che sia allineata con determinate regole vuol dire posizionarsi.

Tutto ciò significa lavorare sulla brand image, ovvero come il pubblico percepisce un marchio. Questo risultato può essere raggiunto in modi diversi, anche scegliendo un ottimo packaging ecosostenibile. Ma cosa vuol dire veramente? Quali scelte deve fare l’azienda per avere un approccio green all’imballaggio finale?

Cos’è il packaging ecosostenibile, una definizione

Il termine packaging ecosostenibile indica le confezioni che utilizziamo per imballare prodotti in grado di impattare il meno possibile sulla natura. Quindi, chi si occupa della realizzazione di questi involucri punta a realizzare buste, scatole e confezioni che riducano l’impatto ambientale lungo tutto il loro ciclo di vita.

Il concetto appena indicato è fondamentale quando parliamo di sustainable packaging. Perché la realizzazione di un involucro attento alla natura e alle dinamiche ambientali non riguarda solo la scelta dei cosiddetti materiali green. Non basta questo. Dobbiamo considerare, come ci ricorda Wikipedia, i potenziali impatti sull’ambiente e sulla salute umana di un bene o servizio, a partire dal consumo di risorse e dalle emissioni. Altrimenti stiamo guardando dei dati parziali.

Il life cycle assessment (LCA) del packaging

Per chiudere il lavoro e presentarsi al pubblico con una confezione realmente ecosostenibile, ottenendo tutti i benefici del caso, vuol dire curare l’intero LCA del prodotto: stiamo parlando del life cycle assessment, il ciclo di vita dell’imballaggio che comprende realizzazione, riciclo e compostaggio.

Detto in estrema sintesi: un packaging può essere considerato virtuoso rispetto al tipo di materiale utilizzato ma poco conveniente rispetto alle tecniche di realizzazione, alle procedure necessarie per avere il packaging pronto sul mercato o per smaltire i rifiuti. Facciamo qualche esempio concreto?

Una confezione biodegradabile può essere perfettamente compatibile con l’approccio green ma per realizzarla si impiegano dei processi molto impegnativi; altri materiali esigono condizioni specifiche per decomporsi e spesso finiscono nelle discariche normali dove contribuiscono all’inquinamento ordinario.

Quali sono i principi del packaging ecosostenibile?

Una volta definito l’importanza del ciclo di vita di un prodotto come un involucro o una confezione, possiamo individuare quelli che sono gli elementi di base che ci permettono di ottenere l’etichetta di packaging ecosostenibile. In primo luogo, ricordiamo che questo prodotto punta a minimizzare l’uso di risorse inquinanti.

L’UE si impegna a rafforzare i requisiti essenziali per gli imballaggi al fine di rendere tutti gli imballaggi riutilizzabili o riciclabili entro il 2030, a prendere in considerazione altre misure per ridurre i rifiuti di imballaggio e gli imballaggi eccessivi, favorire la progettazione degli imballaggi ai fini del riutilizzo e della riciclabilità e ridurre la complessità dei materiali di imballaggio.

data.consilium.europa.eu

Piuttosto cerca di utilizzare alternative biodegradabili – carta riciclata, bioplastiche, materiali compostabili o anche commestibili – che si decompongono rapidamente senza lasciare tracce o residui tossici. Inoltre, il packaging sostenibile riduce i rifiuti e promuovere una produzione poco impattante. Al tempo stesso vuole essere un prodotto compostabile, da smaltire nell’umido per rientrare in un ciclo virtuoso per l’ecosistema del nostro pianeta.

Altro principio chiave di quest’attività: ragionare sul design e sull’uso stesso del packaging eco. Il migliore, quello che inquina di meno, è quello che non viene usato: i designer si impegnano a ridurre la quantità di materiale necessario, eliminare imballaggi superflui (tipo l’overpackaging) e progettare opzioni per usare più volte lo stesso involucro. In questo modo si ottengono due ottimi risultati – sia strategici che economici e sociali – che vedremo nel prossimo paragrafo.

Alcuni esempi di sustainable packaging aziendale

Non c’è bisogno di puntare su soluzioni futuristiche come il packaging per alimenti edibile, quindi commestibile: questa soluzione propone una confezione che può essere mangiata perché realizzata con ingredienti naturali, spesso alimentari o derivati da sottoprodotti dell’industria agroalimentare. Tutto molto interessante, senza ombra di dubbio. Ma, nella maggior parte dei casi reali e concreti, la soluzione è nella semplicità di questi materiali che già conosciamo:

  • Carta e cartone riciclati per imballaggi, scatole e confezioni varie.
  • Cartone ondulato riciclato per sostituire il pluriball di plastica.
  • Bioplastiche compostabili (PLA, PHA) a base di prodotti naturali.
  • Polpa di cellulosa modellata come alternativa al polistirolo.
  • Carta erba che ha un ciclo produttivo a basso impatto.
  • Film biodegradabili usati al posto delle pellicole in plastica.
  • Imballaggi riutilizzabili per la logistica inversa e più cicli d’uso.
  • Tessuti naturali (cotone, lino, juta) per sacchetti e shopper.
  • Vetro riciclato per qualsiasi bottiglia, vaso o vasetto.
  • Alluminio riciclato per lattine e contenitori riciclabili all’infinito.

Poi ci sono anche materiali innovativi come gli imballaggi realizzati da alghe o funghi (mycelium packaging) che in alcune circostanze possono essere ottime alternative alla plastica, utili anche grazie al fatto che sono soluzioni pienamente compostabili. Le bioplastiche ottenute dalle alghe marine, in particolare rosse e brune, e quelle realizzate grazie al micelio, la parte vegetativa dei funghi, sono delle soluzioni di nicchia per il momento ma le aspettative sono alte.

Vantaggi del packaging green per le aziende

Perché una realtà imprenditoriale dovrebbe puntare sull’eco packaging e su alcune soluzioni sostenibili in termini di imballaggio? In primo luogo abbiamo delle motivazioni squisitamente normative: esistono delle leggi che impongono alle aziende di utilizzare solo alcuni tipi di materiali green per determinate attività, come avviene per i sacchetti di plastica ultraleggeri che sono obbligatori, a pagamento per il cliente e certificati secondo le norme UNI EN 13432.

esempio di packaging ecosostenibile
Esempio di packaging ecosostenibile.

Ma non è solo questo il punto: l’adozione di materiali eco-friendly e pratiche di produzione che rispecchiano determinati standard di responsabilità possono ridurre l’uso di risorse naturali e promuovere un’economia circolare. Questo è un vantaggio unico per un brand che vuole lavorare sulla propria immagine:

Un’azienda che usa confezioni sostenibili veicola valori che il cliente sceglie e riconosce, molti consumatori sono disposti a cambiare e a legarsi a brand che si impegnano nella sostenibilità ambientale. Senza dimenticare che un packaging ecosostenibile ben fatto soddisfa anche criteri estetici e di design.

Non cadere nella trappola del greenwashing

Questo è uno dei possibili rischi se cerchi solo di apparire come azienda che si occupa delle questioni legate all’ecosostenibilità. Sì, magari hai le confezioni e le bag in tessuto ma magari ci sono aspetti della tua azienda che non sono allineati a questa logica. Il rischio di cadere nel greenwashing e di minare il tuo brand è elevato: meglio puntare su un percorso omogeneo e non basato solo sull’apparenza del packaging ecofriendly. Che è un passo importante, ma solo uno dei tanti.